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Maurizio Nichetti: ogni due minuti devi avere un'idea nuova

Maurizio Nichetti: ogni due minuti devi avere un'idea nuova

Oggi la Tv sembra non richiedere più la creatività individuale

Abbiamo chiesto a Maurizio Nichetti di sintetizzarci la sua carriera...
"Ho cominciato lavorando in televisione molti anni fa, come mimo con Angelo Corti; e poi ho realizzato tantissima pubblicità e cartoni animati con lo Studio di Bruno Bozzetto e nel 1979 ho realizzato il mio primo film a soggetto, "Ratataplan".

[di Roberto Landini, in uscita su Millecanali, Ed Tecniche Nuove, tutti i diritti sono riservati]


Da lì in poi mi sono sempre dato da fare nel cinema (dove ho realizzato una decina di lungometraggi ) e nella pubblicità. In una parentesi, negli anni 80, ho realizzato programmi televisivi sia per le reti Mediaset, con Quo Vadiz? ambientato nell'antica Roma, e per due anni un contenitore pomeridiano su Raiuno, per ragazzi, "Pista".
Da queste due bellissime esperienze ho davvero compreso le potenzialità del mezzo televisivo, il potere che la televisione dà a chi va in onda, il livello di popolarità che ne deriva

Celebrity o Star?
Si diventa opinion leader nostro malgrado, e questo ci porta ad essere interpellati su ogni cosa, comprese quelle che non sappiamo!
Mi sono accorto subito che, malgrado venissi da tre film a soggetto del cinema, la popolarità che la televisione può dare è di gran lunga di un altro tipo: il cinema restituisce una popolarità quasi mitica: la gente ti incontra per strada e sottovoce sussurra il tuo nome al compagno e il titolo del tuo film.
Dopo aver fatto televisione, invece, la stessa gente ti "viene addosso", ti tocca, ti dà le pacche sulle spalle, ti saluta per nome, ti chiede come stai, eccetera.
Carlo Sartori, noto massmediologo, scriveva su questo argomento a proposito delle differenze così marcate dello "star system" che è l'attore reso famoso dal cinema di Hollywood, con personaggi che diventano mitologici, quasi festivi.
E poi vi contrapponeva le così differenti caratteristiche del "celebrity system", quell'alone che la televisione genera, in modo più feriale e quotidiano.
Per dirla con Fellini, "quando uno fa cinema è un gigante davanti a una platea di pigmei, quando uno fa televisione è un pigmeo di fronte ai giganti che ti guardano".
Chi guarda la televisione si sente superiore e pensa di aver un amico che ti è entrato in casa, quindi una persona che si può trattare da pari, mentre i personaggi che vediamo al cinema li percepiamo come inarrivabili.

Le nuove vie
L'avvento della rete e delle nuove tecnologie degli ultimi 15 anni hanno modificato un po' tutto e queste sensazioni sono completamente sovvertite. L'ascolto si è frantumato in mille rivoli che difficilmente sono collocabili e la stessa televisione non sembra più avere gli ascolti di vent'anni fa.
Se si realizza un programma tv, oggi, non è visto da tutti. Spesso succede che le persone che realizzano programmi messi in onda sempre in un determinato orario risultino del tutto sconosciuti ad un pubblico vasto che non guarda mai la televisione proprio in quell'orario.
Una volta, invece, chi andava in video in tv, data anche la scarsità dei canali, godeva di una popolarità decisamente superiore.
Tutto è molto più frammentato, più piccolo, su palinsesti che devono durare 24 ore e spesso la qualità delle cose trasmesse diventa molto difficile da gestire se non è politica, giornalismo, attualità; se non è qualcosa che si alimenta tutti i giorni con una cronaca nera o comunque le cose più negative della società.
Oggi sembra determinante essere interessati e condizionati tutti i giorni da ventiquattr'ore di televisione e da canali che trasmettono le ultime notizie che perlopiù sono di cronaca nera.
Una volta la televisione era molto diversa; c'erano degli appuntamenti e ciascuno faceva il proprio mestiere; l'attualità e la politica erano confinate in spazi predeterminati e non erano così invadenti sullo schermo con una serie di trasmissioni format che si ritrovano uguali su tutti i canali di tutte le nazioni. Andando all'estero, infatti, sembra praticamente di proseguire nella visione degli stessi canali, degli stessi programmi che abbiamo qui.
Quando qualche anno fa è uscito il film "Il milionario", faceva una certa impressione vedere la versione indiana di questa trasmissione senza il presentatore a cui siamo abituati sullo schermo italiano. Questo perché il formato è il medesimo altrove e non cambiano nemmeno le musiche, ma solo il presentatore viene "localizzato".

E la creatività?
Il sospetto è che tutto ciò sia considerabile come la morte totale della creatività individuale. In pratica in televisione oggi si viene chiamati a realizzare dei format già collaudati in cui non è possibile cambiare nemmeno uno stacco musicale. Da un lato chi produce è più garantito sui risultati e sui costi; dall'altro sono stati eliminati dallo show business televisivo tutti i protagonisti e i programmi che avevano una qualche caratteristica di unicità e di creatività individuale.
La creatività individuale sembra non essere più richiesta, oggi.
Questo è uno dei motivi per cui ho smesso di fare televisione e mi sono dedicato quasi totalmente alla didattica. Da due anni dirigo il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano che si occupa di pubblicità, e cinema d'impresa.
Quindi mi occupo sempre di audiovisivi, di comunicazione, di televisione in senso lato, visto che la pubblicità è nata con la televisione, si è sviluppata con essa e si sono reciprocamente condizionate.
Io cerco di insegnare ai ragazzi il valore di un racconto visivo però applicato alla comunicazione di un concetto, se è un prodotto si parla di pubblicità, se un'idea è un bel film.
Progetti in testa ne ho tanti, tra cui uno a cartoni animati e uno dal vero, anche se da due o tre anni stanno girando e aspettano le costellazioni giuste nelle anticamere di chi produce. Questo è un momento di "terremoti dirigenziali" nelle televisioni che rendono difficili certe scelte. Oggi è sempre più difficile trovare l'anticamera giusta, il momento giusto con il dirigente giusto che ci crede e ti possa permettere di fare il tuo lavoro (e anche il suo).

In tecnica mista
In passato ho realizzato film in tecnica mista, cioè riprese dal vero e anche a cartoni animati nello stesso lavoro, però questa tecnica oggi ha tracimato e grazie alle tecnologie che oggi regnano, il cartone animato si realizza con le motion control e l'aiuto di attori veri, mentre le riprese dal vero si realizzano con modelli 3D e l'aiuto del cartone animato.
Per cui quello che una volta era una "originalità", come le pellicole "Roger Rabbit" o "Volere volare", che univano il dal vero con il cartone, oggi in pratica lo fanno tutti senza dichiararlo. Quindi in entrambi i casi, quelli del cartone animato e della ripresa dal vero, è indispensabile conoscere i segreti delle riprese miste e utilizzare queste tecniche in maniera corretta.
In pratica, le competenze di fondo sono indispensabili ed è per questo che sono interessato alla formazione dei giovani, perché i ragazzi devono comprendere che non basta un telefono portatile per diventare registi ma è indispensabile conoscere una tecnica, poi con artifizi tecnici tipo i droni e i telefonini si riescono a realizzare dei film con meno difficoltà che in passato.
Anche se la sintassi e la grammatica audiovisiva sono le stesse del cinema, i mezzi di comunicazione di oggi -e in particolare i video per la Rete- sono legati ad una concisione sempre più obbligata, non solo pubblicità di 30 secondi, ma veri e propri filmati di comunicazione che non possono mai superare i due, tre minuti al massimo.
Lo stile è quello delle comunicazioni richieste dal web l'unico modo per sopravvivere, economicamente, vivendo di audiovisivo è imparare a realizzare filmati molto brevi per l'industria, la televisione, la Rete. Poi, chi vorrà, a suo rischio e pericolo, potrà anche dedicarsi a progettare un lungometraggio per il cinema.
Anche la pubblicità, ha subito grandi modifiche. Non ci sono più tanti film importanti come nel passato, con budget milionari tipici degli anni 80 per passaggi televisivi che tutti vedevano.
Oggi bisogna realizzare film molto più economici che escono sulla rete e su canali di distribuzione molto più articolati.
La pubblicità non è in crisi, è in crisi la casa di produzione di grande dimensione che produceva filmati importanti, visto che ci sono sempre meno soldi.

Il realizzatore di progetto
Al Centro Sperimentale di Milano abbiamo messo a punto un programma didattico molto interessante. Alla scuola di cinema non formiamo "solo" registi o produttori ma, piuttosto, "realizzatori di progetto" che devono avere competenze sia di produzione, sia di regia. Ossia i ragazzi vengono preparati ad una professione che li mette in condizione di raccogliere un brief, un contenuto dal cliente, li fa lavorare creativamente sul progetto (sceneggiatura e regia) ma allo stesso tempo li mette in condizione di formulare un preventivo nel rispetto del budget a disposizione. Sempre con la sintesi e il ritmo richiesto ai nostri giorni, non solo per la pubblicità televisiva, ma anche per una fiera, una convention, uno storytelling trasversale per il web.
Una figura professionale che non può prescindere da competenze di produzione, competenze di scrittura, di regia e di postproduzione.
Creiamo professionisti in grado di gestire un budget, di consegnare un filmato completo in modo autonomo, li mettiamo in condizione di poter scegliere, di volta in volta, le giuste collaborazioni per ottimizzare il lavoro.
Chi fa la regia non può non avere competenze di produzione e viceversa.
Questa è l'originalità della nostra proposta didattica, che sta dando ottimi risultati.
Le iscrizioni al Centro Sperimentale di Milano per l'anno 2016 (anno scolastico da gennaio a dicembre) sono aperte sino al 28 settembre. Bando e Informazioni in Rete.

 

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