Audio Professionale

Dal p2p al b2b

Musiche di commento alle immagini nel broadcast

Chiunque produca contenuti audio e/o video, dal broadcaster a chi si occupa di programmi radio, convention, multimedia, e new media in genere, oggi come ieri si trova ad affrontare l'annoso problema del commento musicale.
Oltre alla scelta di brani adatti e possibilmente originali, momento già assai problematico in sé, rimane aperto il discorso dei diritti d'autore.
Di solito la problematica viene risolta cercando di utilizzare musiche non soggette ai diritti d'autore (bell'argomento questo!), oppure facendo finta di niente e conclamandone un uso “privato”, anche se poi le musiche finiscono sotto immagini in convention aziendali milionarie di fronte a migliaia di convenuti o peggio ancora di numerosissimi passanti nei vari stand delle fiere.
Le domande sono sempre le stesse: come arginare questo problema? Dove trovare brani adatti, possibilmente a buon mercato? Come pagare e quanto? E a chi?
Consci di spalancare un universo che non si può certo esaurire in due pagine, vediamo almeno di far un po' di luce su alcuni di questi complessi argomenti e per farci guidare abbiamo interpellato la Machiavelli Music di Torino, azienda specializzata proprio in una serie di servizi “per chi ha bisogno di musica” a livello B2B e che è in grado di risolvere completamente queste e altre problematiche a costi molto interessanti.

La nebulosa informazione sul diritto d’autore

L'intento di fondo è chiarire e specificare in modo più chiaro possibile ciò “che si può fare” e ciò “che non si può fare”, sfiorando l’argomento pirateria, e volutamente senza entrare in un’ottica filo-storica dell’argomento, quindi mantenendo di proposito l’approccio pratico e dove possibile “istruzionistico”.
In pratica, queste brevi note vogliono approfondire in modo specifico il percorso di chi cerca musica soprattutto in area radio/TV (visto il nostro target) e proporre ad esempio le soluzioni di Machiavelli Music, di Torino.
Se il fenomeno pirateria in ambito di fruizione privata di musica scaricata via web (P2P) è evidente e chiaro nell'immaginario collettivo e in qualche modo “interiorizzato”, altrettanto non è per il comparto radio tv, dove la problematica si infittisce.
I broadcaster, semplificando moltissimo, pagano alla SIAE una tariffa il cui importo varia secondo diverse variabili non facilmente identificabili e soprattutto non rese pubbliche.
Ad oggi non ci è dato di sapere quanto paga effettivamente la tale emittente piuttosto che la talaltra, anche se è facile pensare che una emittente che passa moltissima musica dovrebbe pagare più diritti musicali rispetto a un'altra che riempie il proprio palinsesto con programmi informativi e soprattutto parlati.
In effetti i parametri che si dovrebbero considerare sono troppi e attualmente in genere si ricorre al pagamento di un forfait.
Rimangono però aperte diverse problematiche, per esempio quelle legate alle intersigle, alle sigle, agli station break e identificativi di stazione che in genere la tv si limita a considerare come interne al forfait pagato, mentre a voler ben vedere per ognuna di esse ci sarebbe da aprire un caso di studio.
In effetti è evidente che nel caso della pubblicità lo sfruttamento dei brani utilizzati segua un'altra strada, assai più costosa, in pratica la stessa strada che dovrebbero seguire le sigle che dicevamo prima, anche se così non è. Ed è altrettanto vero che in questo caso si dovrebbe sottostare anche a una sorta di “filtro morale” cioè l'autore di un brano dovrebbe potersi opporre all'impiego di una sua creazione se legata a un programma o una pubblicità a lui non graditi.

Perché pagare?
Il parere di Pietro Giola, CEO della Machiavelli Music è che “sarebbe interessante calcolare quale sia l’ammontare degli utilizzi non autorizzati di musica da parte di entità aziendali e professionali, migliaia, ogni giorno. Utilizzi che a prezzi di mercato varrebbero singolarmente cifre oscillanti da alcune centinaia fino a decine di migliaia di euro ognuno.”
In pratica esistono diverse problematiche legate alle musiche di commento che non vengono risolte, vuoi perché dalla confusione tipica all'italiana, viene da pensare che qualcuno ci guadagni sempre, vuoi perché nel disordine è molto difficile controllare, vuoi per alcune convenzioni ormai acquisite da cui è dura allontanarsi, il panorama generale lascia scoperte ancora molte problematiche su cui varrebbe la pena approfondire.
Il broadcaster che si espone a questi rischi ne è di solito consapevole e conta sul fatto che il suo pagare tale forfait in linea di massima accontenta chi è preposto al controllo del rispetto dei diritti d'autore, forse anche perché esiste una certa effettiva difficoltà nel controllo di ciascun evento.
Sintetizzando molto, forse troppo, un discorso ben più articolato, potremmo dire che il ricorso al forfait deriva più da un “retaggio arcaico” della gestione di questo assetto che invece sarebbe gestibile in modo estremamente semplice se -come già da tempo avvenuto in altre nazioni- tutta la musica ormai digitale venisse sottoposta a un semplice processo di watermarking o di fingerprinting o “marcatura trasparente” in modo da poterne sempre tracciare il “percorso vitale”.
Qualcuno anche in Italia ha già attuato una simile procedura che, tuttavia, è sicuramente ancora poco diffusa da noi.

Chi controlla?
Radio e tv in pratica sono in grado di trasmettere e impiegare musica tutelata sia nel cosiddetto “diritto di master” sia nel “diritto d'autore” e dei compositori, quindi non dovrebbe essere difficile accontentare sia il discografico sia il realizzatore dell'opera mediante il pagamento di una licenza a SIAE che varia in relazione al fatturato pubblicitario dell'emittente e altri parametri. L'emittente è anche tenuta a compilare una sorta di “borderò” o “cue sheet” che elenca i brani effettivamente utilizzati.
In campo c'è anche la SCF, Società Consortile Fonografici, che rappresenta il 90% circa delle major musicali, molti produttori ed etichette musicali indipendenti, infatti a voler ben vedere, oltre a pagare la “parte” relativa al diritto di esecuzione pubblica del diritto d'autore c'è anche da pagare per l'emissione della “parte” relativa ai discografici, a cui viene riconosciuto un fee.
Insomma, un bel mucchio di procedure e di “perdite di tempo” che in genere si cerca di aggirare in due modi legali (quello illegale è fare finta di niente, cadendo nella pirateria): il primo è quello di affidarsi a una piccola band ancora in erba che si deve fare le ossa e che sicuramente non richiederà grandi cifre per creare le sigle e i commenti musicali necessari. La seconda via, per certi versi molto più semplice, è quella di affidarsi a professionisti come la Machiavelli Music di Torino che possono semplificare la vita del professionista in almeno due attività e che possono anche generare degli “spinoff” quantomeno interessanti.
Prima di tutto, seguendo questa strada, il “regista” si trova a poter attingere a una libreria di brani creati apposta per le finalità che avevamo in mente, e non essendo materiale dei Queen e degli U2, i costi saranno certo contenuti. Non solo, se ci affidiamo alla Machiavelli ci potranno aiutare in modo sensibile nella selezione dei materiali audio più adatti. Chi ha provato a cercare delle musiche per una qualsiasi occasione pubblica sa quello che stiamo dicendo: trovare musiche adatte, preferibilmente non cantate, a un costo contenuto e di alta qualità può rivelarsi un vero incubo. Pensate invece di potervi appoggiare a una libreria basata su un database tematico dove i brani sono catalogati per genere, durata, mood e via dicendo.
Quindi oltre alla velocità nel reperimento dei brani giusti e alla certezza di pagare un fee ragionevole, esiste anche la possibilità di “comprare degli abbonamenti” annuali, come avviene già per le web radio e web tv, ma più in generale quando il lavoro si fa continuativo è sempre possibile
stipulare delle convenzioni che risultano sempre interessanti.
Oltre a tutto ciò è importante sottolineare che seguendo questa procedura andiamo a dar linfa vitale a un settore che in fin dei conti “fa bene a tutti”, fa bene ai broadcaster e ai produttori indipendenti che alla fine spendono poco, fa bene ai musicisti ancora non noti o poco noti che ricevono dei soldi per il proprio lavoro e così possono crescere artisticamente; e forse potremmo pensare che fa bene anche a chi di soldi ne riceve già troppi e che magari rischiando di vedersi togliere una fetta di proventi forse andrebbe a rivedere qualche “meccanismo furbo” prima che la frittata sia fatta.

Machiavelli Music riesce a fare tutto ciò (e anche altro...!) vista la sua vocazione in ambito musicale, infatti rappresenta un elevato numero -sempre in crescita- di artisti, compositori ed esecutori e ad oggi nel suo catalogo figurano addirittura 80mila brani di qualsiasi tipo.
Sono eseguiti da gruppi e/o singoli musicisti anche derivati dalla discografia ufficiale, sono sempre brani originali di cui la Machiavelli rilascia apposite licenze d'uso davvero tagliate su misura.
Quando un professionista adotta un'azienda come questa per le proprie scelte musicali percorre una strada intelligente, utile per chi non vuole rischiare multe e vuole “dormire sonni tranquilli”, valida in qualsiasi contesto commerciale. In tal senso ci si trova a utilizzare materiale il cui costo di licenza rilasciata ritorna per il 30/50% nelle mani del musicista, con ovvii risultati per tutto il comparto.
Il commento finale di Pietro Giola sancisce quanto detto fin qui: ”aziende conoscono bene tutte queste problematiche legate alla musica e prendono provvedimenti cercando soluzioni legali per non incappare in utilizzi indebiti. Noi in Machiavelli le aiutiamo quotidianamente a risolvere il “problema musica” in tempo reale con costi accessibili e licenze garantite.
Anche perché si tratta spesso di aziende che hanno a disposizione budget di tutto rispetto che possono permettersi benissimo di pagare la musica per le loro produzioni.”



Commenti alle foto
Aziende in area “Media” (anche grandissime) spesso usano la musica come valore aggiunto alla propria comunicazione senza minimamente preoccuparsi di chiedere il permesso dei proprietari dei diritti, ritenendo erroneamente che “per uso interno” o per “piccoli eventi” o per “video” questo sia lecito.

Dove può aiutare la Machiavelli Music con le proprie musiche e licenze originali? Oltre al broadcast i principali campi di utilizzo sono: convention, fiere, i siti web, i backstage di prodotto dei grandi marchi, i video istituzionali e in mille altre occasioni ancora.

Utilizzare licenze sulla musica originale vuol dire portare “linfa” al mercato dei moltissimi giovani artisti. Sono nuove opportunità di guadagno che costituiscono una vera alternativa al mercato discografico ormai in declino.

Come possiamo fare per utilizzare musiche nel commento ad immagini? Ad esempio, possiamo commissionare una colonna sonora ad hoc ad un musicista, oppure scegliere dal repertorio di un piccolo editore come Machiavelli Music, tra l’altro garantendosi anche un risultato finale anche più originale.

Oggi è possibile ottenere in licenza brani musicali in perfetta legalità, nel massimo rispetto degli aventi diritto, in tempo reale e a costi del tutto accessibili.

http://www.machiavellimusic.com/

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