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"UNAPOST DEVE CONTINUARE A CRESCERE,...

... È GARANZIA PER TUTTO IL MERCATO DELLA POST" PASQUALE CROCE, EDI EFFETTI DIGITALI ITALIANI

Settembre 2012 [articolo in uscita su Millecanali, ed ilsole24ore, tutti i diritti sono riservati]

Pasquale Croce, cofondatore della struttura di post produzione milanese EDI Effetti Digitali Italiani, specializzata in film pubblicitari, sul mercato dal febbraio 2001, da sempre opera col socio Francesco Grisi. Entrambi provengono da un'esperienza internazionale spalmata su diversi anni di lavoro principalmente con la francese Buf Compagnie e con l'americana 525 Studios.

Buf è stata una scuola d'eccezione in quanto da 14 persone questa struttura francese è cresciuta fino ad essere riconosciuta a livello internazionale come riferimento per qualità ed effetti.

Pasquale precisa: "Abbiamo così pensato di iniziare a proporre anche in Italia una struttura su quella falsariga, molto orientata al 3D e all'effettistica sulle immagini, senza inizialmente prendere in considerazione la parte relativa al service, quindi le lavorazioni on-line in sala, la duplicazione, e l'offline. Poi però la tendenza rilevata proseguendo nel lavoro era quella di cercare sempre di più di "chiudere il 'pacchetto completo' dei servizi per poter crescere e quindi abbiamo integrato anche la parte del service."

All'inizio EDI era orientata a quello che considerava la propria miglior caratteristica di profilo professionale -ossia la creazione degli effetti visivi-, mentre a seguito dell'espansione dei propri servizi si è aperta anche alle lavorazioni su film privi di effetti visivi, quindi dipanati solo nel montaggio, nell'online e nel conform.

Coi primi guadagni i primi acquisti di apparati erano tesi a completare la struttura di post vera e propria e poi ci si è espansi sempre di più.

Pasquale sottolinea: "Siamo nati e cresciuti in un momento favorevole in cui c'era un boom tecnologico di macchine leggere e poco costose, grazie anche alle potenti schede grafiche Nvidia nate da poco e decisamente più economiche rispetto a precedenti soluzioni, permettevano di creare sistemi dalle prestazioni ottime. Prima di allora i costi della post erano più impegnativi."

EDI iniziava la propria avventura in un ufficio in soffitta di una struttura nota come "The Face" in via Monte Rosa per occuparsi di effetti visivi. Ma la volontà era di puntare al rapporto completo col cliente, quindi non solo il 3D e gli effetti ma il "full monty". Quindi la scissione era quasi subito diventata indispensabile. I due soci hanno così deciso di staccarsi e proseguire da soli. La nuova sede di via Legnano sembrava ideale, ma nel breve giro di un anno ci si andava già stretti.

La filosofia fin dagli esordi è stata: "prima ti risolviamo il problema, poi vediamo di affrontare questioni secondarie", fondendo la massima creatività e cercando di stare dalla parte del cliente più possibile.

Pasquale ribadisce il concetto: "Questo è sempre stato il nostro punto di forza, cercare di proporre dei pacchetti dove EDI interpreta il lavoro richiesto, quello che il cliente vuole e, se non vi sono variazioni sostanziali in corso d'opera, manteniamo il budget ed i tempi previsti, sempre dando il massimo."

A fine 2001 il mercato riceve il contraccolpo del disastro delle torri gemelle, portando i clienti ad una maggiore attenzione sui costi.

Questa piccola crisi iniziale ha fatto sì che EDI, essendo piccola e senza grandi spese di gestione, fosse particolarmente in target col mercato del momento, permettendole di rafforzarsi. Qui si collocano anche i primi lavori di post ed effetti realizzati per il cinema, in un periodo dove la pubblicità dava molte chance di sperimentare, quindi EDI ha trovato campo libero.

Pasquale riprende: "Nel primo periodo abbiamo sperimentato e siamo cresciuti come team di persone; nei primi anni rappresentavamo la società francese Buf sul territorio italiano, portavamo avanti le negoziazioni per loro qui e al tempo stesso ci fornivano le tecnologie. Infatti fin dalla fine anni '80 questa dinamicissima azienda francese ha sempre investito in sviluppo interno creando strumenti molto potenti esattamente calibrati sulle specifiche esigenze di questo mercato. L'unico problema è che non sono strumenti commerciali, quindi devi formare il personale capace di usarle. In pratica, questi strumenti ci davano grandi potenzialità ma dall'altro lato ci impedivano di attingere al bacino esistente dei freelance in Italia.

Malgrado la grande disponibilità dei francesi che hanno investito moltissimo su di noi e quindi ci hanno permesso di "diventare grandi" ad un certo punto abbiamo deciso di investire su software commerciali per poter essere in grado di scalarci quando il lavoro lo richiedeva."

Una nuova era

EDI così entra in una seconda "era geologica": da team chiuso impossibilitato ad acquisire una persona interinale per un nuovo lavoro in arrivo -dato che sarebbero serviti tre mesi di formazione- ora la situazione diveniva molto dinamica, permettendo di assorbire i momenti di super lavoro semplicemente scalando le posizioni e i tavoli disponibili.

La struttura, infatti, oggi prevede quattro grandi tavoli, ognuno con diverse postazioni, servite da un server di dischi dedicato, basato su un pool di dischi gestiti da un software open source che opera in ambiente Linux modificato. Il sistema è in grado di gestire dischi fisicamente collocati su più server ma che vengono visti come un unico disco, gestendo la collocazione fisica dei vari pacchetti di dati; la massima sicurezza é data da due metadata server ridondanti. Il sistema così concepito consente di aggiungere dinamicamente dei dischi se servono e non solo: in passato il lavoro di molti operatori andava ad accedere continuamente agli stessi array di dischi posizionati su un unico server, ognuno rallentando il lavoro degli altri, mentre così è tutto bilanciato al massimo.

Avendo sempre operato su macchine Linux gli amministratori di sistema di EDI prima di trovare la soluzione hanno studiato il sistema e la problematica che imponeva di trovare come gestire tutti i vari array di dischi. Questo sistema è basato su due macchine dedicate che gestiscono tutto lo storage e come velocità di accesso è ottima; per di più ha consentito a EDI di ottimizzare senza buttare nulla di esistente e passando velocemente dalla fase di sperimentazione a quella consolidata che viene utilizzata anche ora.

Tutti i dati di EDI sono, quindi, stoccati in un unico spazio virtuale, accessibile da tutte le macchine, sia le workstations che quelle dedicate all'online, e contempla un sistema di strutturazione dei dati standardizzato che evita di perdersi coi nomi dei file e la loro dislocazione fisica; così l'operatore online riesce sempre a trovare i file che gli servono e sa sempre dove cercarli.

La nuova sede

La forte informatizzazione della struttura post produttiva si sente anche vedendo i vari sistemi Smoke in struttura che condividono i progetti e riflettono lo stesso tipo di filosofia.

La nuova sede in via Bertini 11, operativa da poco più di un anno e completata a tempo di record su un'area di 900 mq, è organizzata come un grande open space, un enorme loft post moderno con tanto di soppalchi, scale a vista in ferro grezzo, locali di forme geometriche varie con un design spinto e forti tinte industriali.

Appena entrati, oltre al bigliardo in grandezza naturale, il calcio balilla e vari ammennicoli da pausa creativa, e appena dopo una mezza dozzina di Silicon Graphics a pavimento, dismessi, sulla destra un grande tavolo raccoglie gli specialisti degli effetti con la struttura modulare che dicevamo.

Qui nascono effetti visivi 3D e 2D, si addensa la parte grafica, la motion graphics. Mentre la parte a sinistra della struttura é dedicata al service. La sala macchine, al primo piano sul soppalco in una zona verde, le sale di online/offline dislocate sui due livelli, la sala per il color grading che ospita il "laboratorio digitale", specializzato nella gestione e l'archiviazione dei dati delle nuove macchine da presa digitali, sia per il girato che per i masters; da qui escono anche i DCP pronti per la proiezione al cinema.

Color grading e Digital-Lab sono gestiti con Scratch 2K della Assimilate, posizionata in una sala al piano terra, una scelta sicuramente "fuori dal coro".

Pasquale ci dice: "A noi piace alzare il cofano per vedere come è fatto il motore" e anche questa macchina ci permette di fare davvero molto, alla nostra maniera; siamo molto pignoli e vogliamo riuscire ad ottenere il massimo possibile dal file iniziale; non vogliamo perdere nemmeno un bit di informazione e quindi trattiamo sempre le immagini coi guanti, stando molto attenti a quei processi che fanno perdere un po' di qualità e relegandoli alla fase giusta."

In EDI, grazie al DCP del laboratorio digitale, la color correction, e tutta la configurazione della facility, si sta cercando di dare un impulso nuovo al cinema indipendente italiano e chi vuole investire su se stesso, anche a costi molto interessanti.

Il workflow

Il lavoro in pubblicità di solito parte da due o tre case di produzione che sono in gara. Si muove da un'analisi a partire dalle intenzioni della casa di produzione, per esempio, chi gira di più materiale richiederà un intervento di post più limitato mentre chi gira di meno ricorre di più al lavoro di post e gli effetti. Quindi, a parità di progetto, spesso si vedono due preventivi diversi proprio perché ci sono due trattamenti diversi e due modi di affrontare il lavoro diversi. La parte di online viene gestita direttamente coi producer e ormai l'esperienza col quel determinato tipo di cliente e quel tipo di film e script permette a EDI di poter esprimere delle stime abbastanza accurate di ore o giorni di montaggio, di online, color correction, etc.. Al contrario, la parte di effetti visivi è gestita in modo un po' diverso perché partendo da uno storyboard o da un trattamento scritto la complessità è sempre nel capire esattamente quello che va realizzato. Questa è la fase più delicata, ossia interpretare il pensiero del cliente o del regista con tutte le difficoltà che si hanno nel descrivere a parole delle immagini. E ovviamente qui è determinante la parte relazionale, l'analisi di tutto anche col direttore creativo -se serve- e in perfetto accordo col cliente. Poi un piccolo trattamento tecnico descrive le lavorazioni e si arriva a un prezzo stimato a pacchetto con tutti gli effetti.

Pasquale Croce specifica: "Per noi la difficoltà è immaginare il numero di persone coinvolte e stimare il tempo necessario per arrivare a un costo più vicino possibile al reale, con tutte le difficoltà del caso e i rischi che si possono valutare solo quando hai le immagini davanti. Nell'online questa procedura e la valutazione del prezzo finale è semplice, basta vedere quante ore di sala sono state utilizzate, facendo "quagliare" tempi e costi rispetto alle previsioni. Con gli effetti non si riesce mai a essere precisi al millimetro."

L'analisi del preventivo viene fatta in presenza di uno dei 5 supervisori di EDI, lo stesso che seguirà da una parte il cliente e dall'altra tutte le lavorazioni per gli effetti; egli va sul set, si assicura che il girato sia a posto, spiana i dubbi del cliente e internamente si preoccupa di allocare le risorse, prenotarle, scegliere le persone conoscendone le caratteristiche e poi tenerle occupate dando loro un compito dopo l'altro.

E tutto in sole tre settimane nella migliore condizione, quindi senza la possibilità di staccare da un progetto e lasciarlo sedimentare per poterlo giudicare a mente fredda dopo qualche tempo.

Dopo questa fase iniziale e mentre vengono effettuate le riprese, in EDI si prepara la prima fase di accoglienza del materiale, l'ingest e subito vengono effettuate le necessarie conversioni. E inizia così l'offline su appositi dischi raid portatili, mentre tutto il materiale per l'online è ingestato nei dischi che menzionavamo sopra, per l'online e tutte le altre lavorazioni. Completato l'offline su Final Cut, la parte successiva è la presentazione al cliente di una prima versione, arricchita con green screen bucati e pre-visualizzazioni il più accurate possibile. Il passo successivo è generalmente proseguire subito col conform, in modo da avere tutte le sequenze pronte per l'effettistica, esportandole con tanto di maniglie. Mentre la creazione degli effetti avanza, sul conform si gioca in anticipo con piccoli interventi utili, come cancellazioni, l'eliminazione di nei e rughe e "cose" non volute, si impostano i titoli, e appena pronti si reintegrano gli effetti nel cut e si riparte con le presentazioni al cliente. Dopo l'approvazione -e solo in ultimo- si realizza la color correction che una volta veniva invece effettuata all'inizio della filiera. Oggi ha la sua collocazione più logica è alla fine, col ruolo determinante che le compete, come nel cinema.

Unapost, perché

EDI è tra i soci fondatori di Unapost, l'associazione che raccoglie la nuova generazione di case di post produzione che finalmente collaborano "al fine di innalzare il livello professionale e qualitativo dei servizi offerti al mercato".

Pasquale Croce premette: "Noi di EDI nasciamo da esperienze internazionali dove la concorrenza è sicuramente agguerrita ma poi tra concorrenti si parla, si esce a cena, si interagisce. Arrivati qui in Italia sembrava tutto un po' sullo stile del tifo allo stadio, con grandi nemici, e rapporti molto tesi. Questa chiusura mentale ha precluso al settore della post di essere parte di un sistema internazionale e quindi di poter fare gruppo e affrontare grossi lavori, magari sullo stile di Das Werk in Germania. In più, litigando tra noi, in passato offrivamo terreno fertile a tutti quelli che ne volevano approfittare. Quindi, spesso alla richiesta di un preventivo ci si è sentiti rispondere che qualcun altro faceva prezzi inferiori, anche se in realtà non era vero. Il contatto diretto tra le due post interessate poi ha svelato questo mezzucci e abbiamo capito che più eravamo separati -ognuno nel suo orticello- più ci si stava danneggiando da soli. Quindi è stato un passo logico iniziare a sedersi attorno a un tavolo e cominciare a ragionare sulle cose, assieme. Così abbiamo stabilito tutta una serie di punti fermi, non solo in termini di rapporti ma anche di come affrontare una serie di situazioni. E questo accordo è stato varato proprio con lo sviluppo del digitale che è stato un enorme vantaggio per tutti quanti: ha consentito a noi un tempo di lavorazione più lungo, al cliente di poter effettuare modifiche assai tardive, comprese modifiche al venerdì di materiali in onda la domenica (mentre prima il termine tassativo era mercoledì), e in più il passo all'HD è ormai davvero breve. Quindi, in generale, il mercato era cresciuto e un accordo d'assetto di settore da parte dei player più importanti della post al fine di poter crescere era davvero indispensabile."

Dove è ancora possibile migliorare Unapost?

"Unapost oggi deve ancora decollare su diversi altri aspetti." -dice Pasquale Croce - "Visto che l'associazione rappresenta oggi attorno all'70% delle post produzioni, dobbiamo iniziare a fare fronte comune su determinati fornitori che al momento creano un monopolio deleterio, mentre assieme potremmo certo avere più voce in capitolo.

Un altro punto su cui l'Associazione può ancora crescere è istituire un vero organismo di controllo che limiti la concorrenza sleale, ossia controllare fino in fondo che nel settore lavorino solo persone regolarmente sotto contratto, a progetto e a tempo indeterminato, e quindi un costo che si rifletta sul listino prezzi di tutti. In generale, chi non rispetta le regole di mercato e abbassa i prezzi sembra guadagnare sull'immediato, ma alla lunga questa problematica crea problemi che si ritorcono contro e chi paga è tutto il mercato e il suo assetto.

Altri punti su cui Unapost sta già operando sono stabilire altri punti fermi, come definire i tempi dei pagamenti, e come già menzionato, cercare di strappare ai fornitori i migliori prezzi sul mercato. Un ottimo esempio recente di successo è stata la calibrazione dei monitor effettuata per tutti gli associati da una unica società di fiducia che ha sortito un duplice vantaggio: il prezzo dell'operazione e il fatto che il cliente ovunque vada vedrà su monitor diversi in sedi diverse sempre la stessa qualità d'immagine, dato che la calibrazione è uniforme.

Unapost -in pratica- offre agli associati una vera e propria "certificazione" una garanzia di auto-qualificazione professionale e di elevato standard, insomma, una serie di stimoli e linee guida per migliorarsi a vantaggio del mercato e i clienti. In pratica, Unapost deve continuare a crescere e andare in avanti perché è una garanzia per tutti quanti".

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"In EDI ci siamo affacciati sul mercato in un momento in cui per poter far lavori in tempo reale i costi erano proibitivi, ma nel breve i sistemi sono cambiati e diventati abbordabili, così siamo esplosi!"

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EDI opera soprattutto in pubblicità, nel cinema, poi crea corti e video musicali, prodotti indipendenti, e audiovisivi "collaterali" per le convention.

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"Ci siamo sempre caratterizzati sul mercato come quelli che "il problema te lo risolvono" (Pasquale Croce, EDI, Effetti digitali Italiani, membro Unapost, Unione Nazionale delle Post produzioni.

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Prima esisteva il problema che se si cambiava la color correction nel corso d'opera tutti gli effetti andavano rifatti; oggi qualsiasi cambiamento non è più drammatico perché il bilanciamento del colore è effettuato solo alla fine del processo. É questo sempre un punto nodale perché regista, direttore creativo, direttore della fotografia e cliente finale, ognuno ha una sua concezione e visione della color correction, quindi spesso va ritoccata molte volte, e quindi tanto vale che sia l'ultimo step del lavoro.

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